La Cassazione: «Litigare davanti ai figli è reato»

litigio furioso tra coniugi davanti a bambini è reato? Secondo la Corte di Cassazione sì. Così si è pronunciata sul ricorso presentato da una donna condannata insieme al convivente per avere litigato in modo violento davanti ai loro bimbi.

Secondo la sentenza della sesta sezione penale non si può costringere i bambini a fungere da spettatori non volontari alle liti tra genitori sottolineando che «la violenza assistita» di cui i figli sono vittime può avere gravi ripercussioni nella crescita morale e sociale.

La Cassazione parla di maltrattamenti quando vedono i bambini costretti a «a vivere in un clima di violenza, paura e continua tensione, derivante dal fatto di dover assistere, quali spettatori passivi, alle violente dispute tra i genitori». Non si possono quindi consumare «episodi di aggressività fisica e psicologica, condotte vessatorie e continui litigi, minacce e danneggiamenti di suppellettili».

La donna aveva chiesto l’annullamento della sentenza di condanna sostenendo che i figli non fossero stati «direttamente oggetto di aggressioni o soprusi, né di violenza psicologica», e non avessero mai manifestato «alcun segno di disagio familiare». Ma per i giudici «il raggio di copertura dell’incriminazione non può non estendersi a comprendere tutti i soggetti che facciano parte della sfera familiare».

Sempre secondo la Cassazione «i maltrattamenti inflitti da un coniuge all’altro in presenza dei figli possono condurre alla dichiarazione di decadenza dalla potestà genitoriale». La motivazione è legata alle «inevitabili ripercussioni negative sull’equilibrio fisiopsichico della prole e sulla serenità dell’ambiente familiare». I giudici hanno esteso la sentenza «persino ai feti ancora nel grembo materno», che sarebbero in grado di percepire ciò che avviene nell’ambiente esterno in cui si stanno sviluppando.

Tuttavia la sentenza della Corte d’appello di Firenze è stata annullata. Non per l’infondatezza dell’accusa, ma perché la motivazione è stata giudicata «sommaria», poiché non sarebbe stato verificato se effettivamente il rapporto estremamente conflittuale fra i genitori «abbia avuto valenza maltrattante e tale da produrre la condizione di afflizione». Per confermare e motivare al meglio la sentenza sarebbe necessario un nuovo processo d’appello. Ma ormai il reato è estinto per prescrizione.

 

 

 

 

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