Aggressioni razziste? La vera emergenza in Italia sono le fake news e la propaganda dei buonisti anti-italiani

In Italia la vera emergenza che mette a rischio la coesione sociale, di cui parla a sproposito Pinocchio Renzi, non è il razzismo o la xenofobia, ma le bufale del Partito Democratico, dei media asserviti al mondialismo, dei radical chic e di tutta la feccia di sinistra, nemica del popolo italiano e pericolosa per la società.

Roma, 4 ago – I “compagni” lanciano l’allarme: «Il razzismo, la xenofobia, sono ormai una emergenza nazionale», tuona senza mezzi termini il segretario del PD Maurizio Martina. Luigi Mastrodonato rende noti i dati: sarebbero ben 33 gli episodi di aggressioni razziste e discriminatorie verificatesi in Italia dal giorno dell’insediamento del nuovo governo. Una media spaventosa di un’aggressione ogni due giorni. «Se i numeri degli ultimi due mesi venissero moltiplicati per tutto l’anno, otterremmo 396 aggressioni», si legge sulla celebre rivista Rolling Stone: in realtà otterremmo 198, però dai… non possiamo mica chiedergli di più.

Trentatré episodi di aggressioni razziste e discriminatorie negli ultimi due mesi, dunque. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Se di aggressioni razziste e discriminatorie si parla, alla base dei crimini in questione deve esservi stato un movente razziale o discriminatorio. Le vittime, in altri termini, sarebbero state colpite solo ed esclusivamente per il colore della loro pelle, per la loro nazionalità, per il loro credo religioso o per il loro orientamento sessuale. Naturalmente, le cose non sono andate affatto in questo modo.

Analizziamo dunque alcuni degli episodi denunciati da Mastrodonato. Vogliamo capire se alla base di tutti gli episodi denunciati vi sia davvero un movente legato a intolleranze razziste e/o discriminatorie.

Partiamo dal 2 giugno, data dell’omicidio di Sacko Soumaila a San Calogero. L’attivista del sindacato Usb stava aiutando due connazionali del Mali – rimasti feriti – a rubare lamiere in una fornace abbandonata, quando è stato colpito da un colpo d’arma da fuoco alla testa. Il movente del folle gesto è una “semplice” vendetta per il furto, non certo l’intolleranza verso uno straniero. Piccolo dettaglio: secondo quanto si legge sul Fatto Quotidiano, «nei giorni precedenti, il gruppo di extracomunitari – solitamente dedito ai furti– era stato notato da alcuni residenti della zona che avevano presentato un esposto ai carabinieri».

12 giugno, Genova: un ragazzo di circa 20 anni di origini ecuadoriane è morto per mano di un agente di polizia. Poliziotto razzista e omicida? Figuriamoci: «il poliziotto era intervenuto nella casa del ragazzo su richiesta della madre, forse al culmine di una lite. Secondo una prima ricostruzione fornita dalla polizia, il ragazzo avrebbe estratto un coltello nel tentativo di aggredire l’agente e questi avrebbe reagito sparando» (Il Messaggero).

Quattro giorni dopo, a Catania, un lavavetri nigeriano viene inseguito e aggredito con una spranga di ferro, a motivo della sua eccessiva insistenza. Eccessiva, senza dubbio, anche la reazione dell’idiota protagonista del gesto. Ma il nigeriano non è stato comunque aggredito a ragione della sua nazionalità o della sua carnagione.

Spostiamoci un po’ più in là col tempo. Il 10 luglio a Venezia due porteur italiani con regolare licenza attaccano un ghanese abusivo. Non è difficile capire che i due idioti non ce l’avevano con il colore della sua pelle, ma con la sua condizione di abusività.

26 luglio, Cassola: un idiota (residente a Cassola ma originario dell’Argentina) spara dal terrazzo e ferisce un immigrato di origini capoverdiane. Naturalmente, «nell’appartamento non vi sarebbero elementi tali da far presupporre che dietro al suo gesto vi siano motivazioni razziste» (Repubblica).

Tre giorni dopo, ad Aprilia, un cittadino marocchino di 43 anni («con piccoli precedenti», si legge su Sky Tg24) muore dopo essere stato inseguito da un’auto e poi pestato. Il motivo dell’inseguimento e del pestaggio? Era stato sospettato di essere un ladro insieme ad un complice. Non si sa ancora se a causarne la morte sia stato l’incidente occorso alla sua auto o le percosse, o entrambe. In ogni caso, solo un buonista potrebbe ritenere che sia stato pestato perché straniero e non perché fosse stato sospettato di voler compiere un furto.

Veniamo, infine, all’ultimo episodio balzato agli onori della cronaca nazionale: l’aggressione di Daisy Osakue a Moncalieri. La nazionale italiana di atletica leggera è stata colpita a un occhio da un uovo lanciato da un’auto in corsa. Aggressione a matrice razziale? Nient’affatto e, anche qui, nessuna emergenza “aggressioni razziste”: le indagini hanno accertato altri episodi analoghi avvenuti nelle ultime settimane sempre a Moncalieri, e Daisy sarebbe l’unica vittima di colore. Tanto più che uno dei tre aggressori è figlio di un consigliere comunale del Pd.

Chiariamolo ancora una volta: qualunque sia stato il movente alla base di queste aggressioni, non si può che condannarle fermamente. Ma lanciare un allarme razzismo, alla luce delle informazioni che si ricavano dai giornali sugli episodi denunciati dai compagni, pare francamente un’esagerazione, o, al più, la solita becera mossa di propaganda. Molte delle vittime, infatti, non sono state aggredite o uccise perché di colore, o perché musulmane, ma per altri – idioti – motivi. L’aggressione di Venezia al porteur abusivo non ha nulla di razzista, a meno che non si voglia catalogare come razzista qualsiasi episodio di violenza a danno di persone che hanno un diverso colore della pelle, una diversa nazionalità, un diverso credo religioso. Ma è proprio questo ragionamento ad essere pesantemente razzista e discriminatorio. Quel porteur è stato aggredito perché abusivo, non perché ‘negro’. Il razzismo non c’entra assolutamente nulla. Oltretutto, una domanda sorge spontanea: se fosse stato un porteur abusivo italiano ad essere picchiato da due colleghi regolari stranieri, si sarebbe forse parlato di razzismo?

Chiudiamola con Fusaro: «Non v’è nessuna emergenza razzismo, per fortuna. Solo sporadici casi di imbecilli, degni di essere puniti come la legge prevede». Insomma, se v’è una emergenza, è ancora una volta quella buonista.

Di Giuseppe Scialabba

Con fonte Il Primato Nazionale

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